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domenica 13 aprile 2008

Televisione

Della televisione, in diretta, soltanto vedo qualche telegiornale o qualche partita di calcio eccezionale (sono quelle partite in cui desidero sopratutto che sia sconfitta la squadra che detesto di più).

Ho detto "televisione in diretta", perché preferisco registrare quello che mi piace per poi guardarlo più comodamente quando avrò tempo. Mi piace di più informarmi tramite i giornali (cartacei o elettronici), la radio (quella amica o quella nemica) o Internet. Qualche anni fa, guardavo alcune fiction televisive, ma adesso preferisco guardarne la versione originale inglese (sottotitolata in francese o in italiano) tramite sofware P2P.

A casa, ricevo Rai1, della quale seguo spesso l'emissione "L'Eredità" Ho imparato molto vocabolario con questo programma e, poi, le professoresse sono così belle... Altri programmi della tv italiana che seguo sono "Stella del Sud" e "Passaggio a Nord-Ovest". Se vi piacciono i documentari su viaggi e sull'arte, vi consiglio di visitare il sito di Rai1 perché ci troverete un archivio delle puntate di queste emissioni.

martedì 29 gennaio 2008

Tirant lo Blanc

Il romanzo Tirant lo Blanc incomincia con le avventure del cavaliere eremita Guillem de Varoic che sconfigge i musulmani delle isole Canarie (sic) che avevano occupato la Gran Bretagna. Questa prima parte dell'opera è ispirata nella vita dell’eroe leggendario inglese Guy of Warwick, popolare in Francia e Inghilterra dal secolo XIII al XVII. Poi, Guillem de Varoic riceve la visita di Tirant, che si dirige verso un torneo in occasione delle nozze del re d’Inghilterra e del quale sarà il vincitore assoluto. Istruito dall’eremita nella cavalleria, Tirant parte con i suoi accompagnanti in Francia e più tardi in Sicilia, per liberare Rodi dell’assedio dei turchi. Un naufragio lo porta al Nord d’Africa, dove avrà una serie di avventure: sarà imprigionato e poi evangelizzerà tutti gli infedeli della zona. Poi va a Costantinopoli e libera l'Impero bizantino della minaccia ottomana. Infine, si sposa con la figlia dell’imperatore bizantino, la principessa Carmesina, la quale aveva tentato di sedurre dalla sua arrivata, e viene nominato Cesare dell’Impero. Il matrimonio muore poco dopo: Tirant vittima di una malattia e Carmesina di dolore per la morte del suo amato.

Mi piace tantissimo quest’opera —ispirata in parte nella vita dell’eroe nazionale di Catalogna Rutger von Blum—, giacché posso leggerla nella lingua classica e perché, inoltre, è completissima —sono cinque o sei romanzi differenti dentro dell’opera—, ha un grande erotismo, la descrizione delle battaglie e dei combattimenti è minuziosa —il sangue scola fra le pagine— e spesso ti fa versare le lacrime dalla bellezza dei passaggi che contiene. L’ho letta sette volte, sempre in state, sulla spiaggia sdraiato al sole. Non mi piacciono affatto le versioni moderne del libro e neanche il film recente.

Questo è letteratura… Comunque, me la sono spassata leggendo, prima in francese e poi in catalano, i “libri” di Dan Brown, ma questo è fast-food.

sabato 26 gennaio 2008

Alta cucina catalana

Vi presento il pa amb tomàquet, cioè "pane e pomodoro", la mia specialità culinaria:

Il pane e pomodoro è una delle preparazioni più tipiche della cucina catalana. Consiste in una fetta di pane –tradizionalmente era tostato- bagnata con pomodoro maturo. Ci si aggiunge un filo d’olio d’oliva e sale. A volte si sfrega un aglio sul pane prima di bagnarci il pomodoro.

Era un pasto dei contadini e, tradizionalmente, veniva mangiato con un’aringa sopra. Adesso viene accompagnato con delle salsicce, salame, salame secco, prosciutto, formaggi, acciughe o verdure cotte alle brace.

La base originale del pane e pomodoro erano le fette tostate di pane di campagna. Un tempo, si faceva per fare più commestibile il pane che era rimasto indurito.

Guardate questa mostra d'arte, e buon appetito!

Testo adattato da Wikipedia


Un ristorante di Lleida dove vi leccherete le dita malgrado non vi facciano pane e pomodoro.

martedì 15 gennaio 2008

La Lleida che non c'è

40 anni fa Lleida era più un paesino che una città. Il nucleo di popolazione era ridotto allo spazio che circondavano le antiche muraglie. Allora, il centro de la vita sociale era il "carrer Major": la gente si distraeva passeggiandoci una e un'altra volta... Lì c'erano i cinematografi: il "Victòria", il "Granados", il "Catalunya", il "Vinyes". Oggi, al suo posto ci sono palazzi di nuova costruzione che albergano negozi vari. Allora esistevano i mercati municipali, quello di “el Plà” di style modernista, quello di Santa Teresa… Oggi sono tutti morti, perché la gente preferisce fare shopping nelle grandi superfici commerciali. In estate si andava alla spiaggia di Lleida, il parco chiamato “Les Basses d’Alpicat”, che oltre agli alberi aveva sette piscine, una delle quali olimpica. Oggi è tutto abbandonato, dopo che hanno stato costrutte piscine in tutti gli quartieri della città la gente ha smesso di frequentarlo.


lunedì 14 gennaio 2008

La casa

Poiché è permesso sognare, a me piacerebbe abitare nel Palais de l’Élysée di Parigi oppure nel Palacio de Miraflores di Caracas, con la compagnia femminina accanto che hanno i suoi attuali locatari. Ma quando la sveglia suonerà, dovrò accontentarmi con quest'altra casa:



C'era una casa molto carina,
senza soffitto, senza cucina.
Non si poteva entrarci dentro
perché non c'era il pavimento,
non si poteva andare a letto,
in quella casa non c'era il tetto;
non si poteva fare pipì
perché non c'era il vasino lì.
Ma era bella, bella davvero,
in via dei matti numero zero.
Ma era bella, bella davvero,
in via dei matti numero zero.

domenica 30 dicembre 2007

Il Ceppo di Natale

In Catalogna, a Natale, conserviamo (finché non verrà sostituita dalla del Babbo Natale) la tradizione pagana, legata al solstizio d'inverno, di fare cacare il ceppo. È una festa per i bambini della casa, i quali ricevono dei regali: dolci e giocatoli. Quegli, duranti i giorni che precedono il Natale, devono alimentare un ceppo affinché diventi più grasso e, quindi, possa cacare loro più presenti. Cioè una scusa per dargli un po' di quello che non vogliono mangiare.

Il giorno di Natale, il ceppo viene ricoperto con una coltre. Dentro, i genitori ci hanno nascosto i regali per i più piccoli. Allora, i bambini, mollano un sacco di legnate al ceppo con un bastone e, dopo aver cantato la canzone adatta, appaiono i regali.

Perché il ceppo cachi un'altra volta, i maggiori chiedono ai bambini di andare a bagnare il bastone (in un'altra stanza) e, nel frattempo, nascondono i nuovi regali sotto la coltre.

Conoscevate questa tradizione?, che in Catalogna riceve il nome di "fer cagar el tronc" oppure "fer cagar el tió" e nella Valle di Aran, "hèr cagar era soca de Nadau". Esiste anche nella Linguadoca, e mi pare che in Italia non sia sconosciuta.


Ascoltate la canzone

martedì 18 dicembre 2007

Viaggiate a Lleida

Salve,
sono Blau, il gatto di Jordi. Siccome lui voleva fare mezza festa per grattarsi la pancia e chiacchierare con le sue amiche chiodine, mi ha prestato il suo nome di utente di Blogger assieme alla sua parola d'ordine e mi ha chiesto di fare io il post di questa settimana.
Non vi spiegherò i viaggi che faccio dal veterinario, perché vi annoierei, ma sì che vi racconterò com'è la Seu Vella —dove sono andato diverse volte a prendere il sole ed a mangiare erba bella fresca—, la quale è la meraviglia di Lleida, la città dove abito.
La Seu Vella (in italiano sarebbe la Cattedrale Antica) si alza su una collina, chiamata Roca Sobirana, nel centro di Lleida. Gli studiosi credono che lì è stato il primo popolamento della città, quello degli iberi d'Iltirta. Gli arabi quando hanno occupato Lleida ci hanno edificato la sua grande moschea. Dopo il 1149, anno della conquista cristiana di Lleida, i catalani hanno costruito sulla moschea la gran cattedrale di Lleida, in stile romanico. Poiché la costruzione è durata tanti anni, il chiostro è stato finito in stile gotico. Accanto al chiostro c'è un campanile, la cui cima, (si deve salire 238 gradini per raggiungerla) è un belvedere sulla città e tutta la pianura dei dintorni. Si può guardare fino a oltre 50 chilometri alla rotonda, e nei giorni con buona visibilità ci si vedono anche le cime dei Pirinei... Me ne dimenticavo, si vedono anche le montagne del Vilosell, il paese della mia compagna Baldufa.
Nel 1707, quando i catalani (assieme ai nostri fratelli valenciani) siamo stati sconfitti per le truppe di Felipe V di Castiglia, gli invasori hanno bruciato e poi abbattuto il quartiere gotico di palazzi nobili vicino alla cattedrale, hanno profanato il templo, l'hanno destinato a usi militari e l'hanno circondato di bruti muri. Nel XVIII secolo si è edificato un nuovo duomo di Lleida, in stile barocco, accanto al fiume. Non è stato fino al 1951 che la città ha ricuperato l'antico duomo.
Nella stessa collina si trova l'antico palazzo dei re arabi di Lleida, che è chiamato La Suda.
Insomma, vi invito a visitare questo monumento e la mia città e, inoltre, un forum di mutua assistenza per imparare l'italiano.
Saluti,
Blau

mercoledì 5 dicembre 2007

I regali

A me non piace affatto l'abitudine (imposta dalla TV) di aver di fare regali per Natale. Penso che tutto l'anno (tranne dicembre) sia buono per fare regali. Io preferisco farli quando non sono attesi; allora, la sorpresa o l'allegria di quelli che li ricevono è maggiore.

Il migliore regalo è che quelli che tu ami stiano accanto a te e ti diano affetto. Perciò, un sorriso, un bacio o una bella abbracciata è il miglior regalo. Quando i regali sono stati fatti con il cuore, qualsiasi cosa è bella, e quello di più insignificante, malgrado sia piccolo e semplice, per te diventa quello più grande e bello che mai nessuno ti abbia regalato.

mercoledì 28 novembre 2007

Baldufa e Blau

Miao a tutti,

Sono Baldufa, una gatta siamese. Sono stata battezzata così (in catalano, una baldufa è una trottola) perché mi piace rotolare su di me stessa. Sono nata sette anni fa nel paese delle mamme dei miei umani, el Vilosell, dove trenta anni fa i miei antenati erano stati portati per migliorarne la razza da esiliati catalani in Messico. Quando avevo pochi giorni di vita, sono stata regalata ai parenti de Maria Dolors, la moglie di Jordi, e sono andata a vivere a Barcellona da loro. Ci sono vissuta per due anni, fino a quando la loro figlia minore ha sviluppato un’allergia ai gatti, e non poteva abitare con me. Davanti alla possibilità di essere sacrificata (vale a dire io, non la ragazza), sono potuta andare a Lleida da Jordi e Maria Dolors (e Blau, il mio compagno attuale). Sono innamorata di Maria Dolors, la mia padrona, perché mi carezza e pettina. Nell’immagine faccio una bella passeggiata per la collina di Gardeny, dove tanti anni fa si sono combattute le truppe di Gaio Giulio Cesare e Gneo Pompeo Magno nella battaglia d’Ilerda.

Miao a tutte,

Sono Blau, un gatto comune europeo e sono così bello che la lince d’Alberto. Mi chiamano così perché ho gli occhi blu. Ho la stessa età di Baldufa. Da piccolo, abitavo con un cane che mi ha insegnato abitudini cagnesche, quali leccare o morsicare gli altri. Presto, sono stato regalato a Maria Dolors, la quale non è la mia padrona; piuttosto sono io il padrone dell'appartamento. Prima di conoscere Baldufa, ero un po’ solo e avevo un orso de peluche verde come compagno. Quando Baldufa è arrivata da me, mi hanno fatto la vasectomia affinché cambiasse partner. Un anno dopo, però, ho cominciato a marcare il territorio e allora sono stato castrato. Tuttavia, continuo ad essere selvaggio, perché m’incanta cacciare topi da stoffa, mosche e, anche, degli calciatori (sopratutto quelli che indossano maglia bianca) quando c’è una partita alla tv. Non mi piace affatto che gli umani mi prendano, ma quando ne ho voglia, salgo al grembo di Jordi e gli impongo la mia compagnia volente o nolente. Quando ero più giovane —ormai sono adulto e non posso farlo— facevo un bel balzo sulle sue spalle, e se era state e lui indossava roba leggera (o non ne indossava) gli faceva delle belle graffiature. Quando non sono sul letto o sulla terrazza sdraiato al sole, mi piace giacere sul router wifi ed assorbirne le radiazioni. Peraltro, sono felice quando Jordi mi offre dell’erba bella fresca, bagnata e spazzata, o un po’ d’orzata, gelato o yogurt.

martedì 20 novembre 2007

Jordi da piccolo

Il post della mia amica Pilar mi ha fatto ricordare quello che mi hanno detto sul mio battesimo. È stato il giorno dell'Epifania di 1965 in una chiesa romanica del XII secolo, 9 giorni dopo la mia nascita. Mia mamma non è andata alla cerimonia perché non si era ancora ricuperata del parto. In quell'epoca di cattolicesimo esacerbato era più importante la salute spirituale del bambino che quella fisica della madre. So perché mi hanno nominato Jordi: mio padre si chiamava Joan, come i miei due nonni e anche il fratello di mia madre, che è stato il mio padrino. Il prete mi è battezzato come "Jorge Javier"; non so se ci ha aggiunto anche "de Todos los Santos"...

La foto di sinistra l'ho vista sempre a casa: avevo 20 mesi e me l'hanno scattata in uno studio fotografico. Le altre fotografie datano di 1967. Ci si vede la Rambla d'Aragó di Lleida e, alla fine, c'è la vecchia prigione della città, dov'è stata fucilata tantissima gente dagli vincitori della guerra di Spagna. Era una fortezza eretta con le pietre dell'antica muraglia di Lleida, distrutta nel 1861. Nel 1970, non c'erano già i prigionieri ma ci abitavano famiglie senza tetto immigrate in Catalogna dall'Andalusia e la Castiglia. Allora è stata abbattuta per costruirci la delegazione di Finanze dello Stato e un monumento franchista dove oggi defecano le cicogne e attorno ci dormono i nuovi immigrati senza tetto dal nord d'Africa.

I ragazzini che mi accompagnano sono mio cugino Víctor, alla mia sinistra, e Miquel un suo amico. Mi piaceva molto giocarci, ma erano un po' cattivi. Io avevo un tamburo con cui facevo dei belli concerti fino che un giorno loro hanno voluto sapere che cosa c'era dentro, e gli hanno fatto un buco. Così, la mia carriera musicale è finita...

Mi ricordo benissimo del giorno che ho compiuto 5 anni (è lo stesso giorno in cui è natta mia moglie) perché mi sono fatto la cacca a letto. Forse è stato un buon segno! Un altro giorno che ricordo di avermela fatta addosso è quello in cui gli astronauti sono arrivati sulla Luna per la prima volta.

A 6 anni, a scuola, mi sono fatto una brutta ferita al sopracciglio. Giocavamo in gruppi a spingere una gran porta di legno: un gruppo spingeva e l'altro (il mio) resistiva. Hanno vinto gli altri e la porta mi ha dato un grandissimo colpo alla testa. La stessa settimana, anche a scuola, ho scivolato contro un urinario e mi sono fatta una ferita nell'altro sopracciglio. Oggi ancora ho tracce di queste ferite di guerra...

In state andavo al paese dai miei nonni. Essi avevano un cagnolino, che si chiamava Bobi (un nome comune allora tra i cani catalani) è una gatta, che non aveva nome, ma la chiamavano Lo gat, cioè "il gatto". Penso che era una gatta perché a volte partoriva gattini, ma mia nonna li sacrificava e ciò mi intristiva molto. Il cane mi detestava tantissimo perché occupavo il suo posto al grembo di mio nonno, e un giorno mi ha morsicato. Mio nonno apprezzava molto quel cane perché era un regalo di una antica sua innamorata, cosa che non piaceva affatto a mia nonna. Ma questa storia allora io non la sapevo... Mio nonno, che era sopravvissuto alla battaglia di Annual, nella guerra del Rif, mi raccontava storie della Repubblica, dell'Esquerra di Macià e Companys e della CNT di Durruti e Garcia Oliver. Allora, io non capivo tutto ciò che lui mi spiegava ma ricordo che mia nonna li diceva "perché non stai zitto!". Nello stesso tempo, a scuola, imparavo un sacco di inni fascisti.

Quando avevo 8 anni è natta mia sorella, Gemma, e sono stato il suo padrino di battesimo. Giocavamo insieme e talvolta (spesso) litigavamo. Ero molto abile a farla impazzire. Lei mi picchiava ed io non mi potevo difendere molto perché era più piccola di me. Adesso andiamo molto d'accordo, però.

A 10 anni, a scuola nell'ora di ricreazione giocavamo a calcio. Eravamo due squadre, non equitative per quel che riguarda il numero dei giocatori, una era formata per quelli che parlavamo catalano –il Barça– e l'altra per quelli che parlavano spagnolo –il Real Madrid–, sempre più numerosa. Giocavamo senza regole, non esisteva il calcio di rigore né il fuori gioco e neanche il fuori campo. Le porte erano due pietre a terra. Io non ero molto bravo e perciò mi toccava sempre fare il portiere. Una volta, però, ho fatto un goal di rimbalzo e sono stato l'eroe della giornata. Vicino alla scuola c'era un campo senza case; allora era il limite nord della città, oggi n'è il centro. Lì, facevamo una guerra di pietre per occupare il territorio. Il fronte di guerra variava ogni giorno. Io ero più abile gettando delle pietre che giocando a calcio. Anni dopo, in quel luogo è stata costruita la prima EOI di Lleida.

giovedì 15 novembre 2007

La mia famiglia

Sono sposato con Maria Dolors da tredici anni, abbiamo un gatto e una gatta che si chiamano Blau e Baldufa. Il povero Blau è stato sterilizzato due volte: la prima gli ho fatto fare la vasectomia perché godesse un po' la vita con Baldufa, ma presto è cresciuto e, il molto cattivo, ha adottato abitudine di gatto (cioè marcare il territorio) e perciò si è guadagnato la castrazione completa. Mia moglie è nata a Barcellona e ci ha abitato fino alle nostre nozze. Sua madre è dello stesso paese che mia madre, e un'estate che abbiamo passato lì ci siamo conosciuti. Adesso, lei non lavora fuori casa, ma è lettrice "semiprofessionista" dei tarocchi.

Mi madre, Conxita, è vedova e pensionata, ma fa tantissime cose: taichi, chikung, palestra, esercizi di rilassamento, ceramica, terapia del ridere (quest'ultima attività a volte come allieva, a volte come professoressa)....

Ho una sorella, Gemma, otto anni minore che io, che fa il medico a Barcellona. È sposata con Jaume, e hanno una figlia di due anni, Aina. Aina, la mia nipotina, comincia a fare dei lunghi discorsi e narrazioni al passato: per parlare di lei stessa usa la terza persona e non usa mai il passato prossimo. Invece, usa sempre l'imperfetto. Ad esempio, per dire: "[io] sono andata a un luogo" lei dice "Aina andava a...". È molto divertente. Lei ha cuginetti a Mallorca ed a València, e comincia a imparare le varianti dialettali del catalano: quando è a València chiede "auia", a Mallorca chiede "s'aigo" e a casa chiede "aigua".

giovedì 8 novembre 2007

Saluti da Lleida


Ciao a tutti,
questa foto è del gruppo di primo corso dell'anno scorso della EOI de Lleida. È stata scattata pochi minuta prima dell'esame finale di giugno. In basso, a destra, c'è Teresa, la nostra professoressa allora. Ormai, di questo gruppo siamo in secondo corso quelli che abbiamo il pallino verde. Di alto in basso e di destra a sinistra, siamo:

José, Anna,
Maite, Xavi, Toni, Jordi, Mariola, Sònia e Iolanda
Jennyfer, Laura, Lídia e Dolors

Il nostro gruppo di 2º è numeroso: ieri eravamo 25 persone a lezione. Ci vediamo il lunedì e il mercoledì dalle 19.00 alle 21.00.