Il
post della mia amica Pilar mi ha fatto ricordare quello che mi hanno detto sul mio battesimo. È stato il giorno dell'Epifania di 1965 in una
chiesa romanica del XII secolo, 9 giorni dopo la mia nascita. Mia mamma non è andata alla cerimonia perché non si era ancora ricuperata del parto. In quell'epoca di cattolicesimo esacerbato era più importante la salute spirituale del bambino che quella fisica della madre. So perché mi hanno nominato Jordi: mio padre si chiamava Joan, come i miei due nonni e anche il fratello di mia madre, che è stato il mio padrino. Il prete mi è battezzato come "Jorge Javier"; non so se ci ha aggiunto anche "de Todos los Santos"...
La foto di sinistra l'ho vista sempre a casa: avevo 20 mesi e me l'hanno scattata in uno studio fotografico. Le altre fotografie datano di 1967. Ci si vede la
Rambla d'Aragó di Lleida e, alla fine, c'è la vecchia prigione della città, dov'è stata fucilata tantissima gente dagli vincitori della guerra di Spagna. Era una fortezza eretta con le pietre dell'antica muraglia di Lleida, distrutta nel 1861. Nel 1970, non c'erano già i prigionieri ma ci abitavano famiglie senza tetto immigrate in Catalogna dall'Andalusia e la Castiglia. Allora è stata abbattuta per costruirci la delegazione di Finanze dello Stato e un monumento
franchista dove oggi defecano le cicogne e attorno ci dormono i nuovi immigrati senza tetto dal nord d'Africa.
I ragazzini che mi accompagnano sono mio cugino Víctor, alla mia sinistra, e Miquel un suo amico. Mi piaceva molto giocarci, ma erano un po' cattivi. Io avevo un tamburo con cui facevo dei belli concerti fino che un giorno loro hanno voluto sapere che cosa c'era dentro, e gli hanno fatto un buco. Così, la mia carriera musicale è finita...
Mi ricordo benissimo del giorno che ho compiuto 5 anni (è lo stesso giorno in cui è natta mia moglie) perché mi sono fatto la cacca a letto. Forse è stato un buon segno! Un altro giorno che ricordo di avermela fatta addosso è quello in cui gli astronauti sono arrivati sulla Luna per la prima volta.
A 6 anni, a scuola, mi sono fatto una brutta ferita al sopracciglio. Giocavamo in gruppi a spingere una gran porta di legno: un gruppo spingeva e l'altro (il mio) resistiva. Hanno vinto gli altri e la porta mi ha dato un grandissimo colpo alla testa. La stessa settimana, anche a scuola, ho scivolato contro un urinario e mi sono fatta una ferita nell'altro sopracciglio. Oggi ancora ho tracce di queste ferite di guerra...
In state andavo al
paese dai miei nonni. Essi avevano un cagnolino, che si chiamava
Bobi (un nome comune allora tra i cani catalani) è una gatta, che non aveva nome, ma la chiamavano
Lo gat, cioè "il gatto". Penso che era una gatta perché a volte partoriva gattini, ma mia nonna li sacrificava e ciò mi intristiva molto. Il cane mi detestava tantissimo perché occupavo il suo posto al grembo di mio nonno, e un giorno mi ha morsicato. Mio nonno apprezzava molto quel cane perché era un regalo di una antica sua innamorata, cosa che non piaceva affatto a mia nonna. Ma questa storia allora io non la sapevo... Mio nonno, che era sopravvissuto alla
battaglia di Annual, nella guerra del Rif, mi raccontava storie della Repubblica, dell'Esquerra di Macià e Companys e della CNT di Durruti e Garcia Oliver. Allora, io non capivo tutto ciò che lui mi spiegava ma ricordo che mia nonna li diceva "
perché non stai zitto!". Nello stesso tempo, a scuola, imparavo un sacco di inni fascisti.
Quando avevo 8 anni è natta mia sorella, Gemma, e sono stato il suo padrino di battesimo. Giocavamo insieme e talvolta (spesso) litigavamo. Ero molto abile a farla impazzire. Lei mi picchiava ed io non mi potevo difendere molto perché era più piccola di me. Adesso andiamo molto d'accordo, però.
A 10 anni, a scuola nell'ora di ricreazione giocavamo a calcio. Eravamo due squadre, non equitative per quel che riguarda il numero dei giocatori, una era formata per quelli che parlavamo catalano –il Barça– e l'altra per quelli che parlavano spagnolo –il Real Madrid–, sempre più numerosa. Giocavamo senza regole, non esisteva il calcio di rigore né il fuori gioco e neanche il fuori campo. Le porte erano due pietre a terra. Io non ero molto bravo e perciò mi toccava sempre fare il portiere. Una volta, però, ho fatto un goal di rimbalzo e sono stato l'eroe della giornata. Vicino alla scuola c'era un campo senza case; allora era il limite nord della città, oggi n'è il centro. Lì, facevamo una guerra di pietre per occupare il territorio. Il fronte di guerra variava ogni giorno. Io ero più abile gettando delle pietre che giocando a calcio. Anni dopo, in quel luogo è stata costruita la prima
EOI di Lleida.